Chi l’avrebbe detto che in quindici anni l’Italia avrebbe speso 436 miliardi di euro per sostenere chi inquina? Una cifra che fa riflettere, specie se pensi a quanti piccoli risparmi potresti mettere da parte per la pensione o la famiglia. Ma perché si continua a investire così tanto in attività dannose per l’ambiente? Ecco cosa sta succedendo davvero e cosa si potrebbe fare.
Quanto costano davvero i sussidi alle fonti fossili in Italia?
Nel 2024, il Governo ha destinato 48,3 miliardi di euro ai cosiddetti sussidi ambientalmente dannosi, distribuiti su 76 voci che toccano industrie e progetti legati all’energia fossile e ad altre attività inquinanti. Una spesa in crescita rispetto ai 45,3 miliardi dell’anno precedente, senza considerare gli aiuti per l’emergenza bollette.
Se pensi che questa tendenza si ripeta ormai da quindici anni, con un totale di 436 miliardi di euro spesi solo su queste voci, capisci perché le famiglie italiane continuano a fare i conti con bollette alte e difficoltà nel passaggio alle energie rinnovabili.
Problemi nella trasparenza e monitoraggio del denaro pubblico
Il Catalogo dei Sussidi Ambientalmente Dannosi gestito dal Ministero dell’Ambiente presenta diverse lacune. Alcune spese non sono quantificate con precisione, altre addirittura mancano del tutto, rendendo difficile tracciare la reale destinazione dei fondi pubblici.
Un esempio lampante riguarda le royalties sul gas: secondo il catalogo, il valore di queste esenzioni è rimasto fisso nonostante l’aumento nella produzione e il prezzo crescente del gas, lasciando dubbi sulla corretta contabilizzazione e su una possibile sottovalutazione del contributo delle aziende del settore fossile.
Quali settori beneficiari di questi sussidi pesano di più?
Il settore più “fortunato” è quello energetico, con 14,2 miliardi di euro spesi su 28 voci nel 2024, in aumento di quasi 4 miliardi rispetto all’anno precedente. Primeggiano le agevolazioni fiscali, il sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS) e i sostegni pubblici alle infrastrutture legate alle fonti fossili. Altri settori coinvolti sono l’edilizia (9 miliardi), i trasporti (8,7 miliardi) e l’agricoltura (1,11 miliardi).
| Settore | Spesa in sussidi ambientalmente dannosi 2024 (miliardi €) | Numero di voci 2024 |
|---|---|---|
| Energia | 14,2 | 28 |
| Edilizia | 9,0 | – |
| Trasporti | 8,7 | – |
| Agricoltura e pesca | 1,11 | – |
Questa struttura di spesa non solo pesa sulle casse pubbliche, ma complica la vita di famiglie e imprese, esposte alla frequente volatilità dei costi energetici.
Come cambiare rotta: sette priorità per dismettere i sussidi dannosi entro il 2030
Per spezzare questo circolo vizioso, Legambiente suggerisce alcune mosse concrete:
- Eliminare progressivamente 23,1 miliardi di euro di sussidi che danneggiano l’ambiente;
- Rimodulare altri 25,2 miliardi destinandoli a incentivi per energie rinnovabili e benessere sociale;
- Correggere le incongruenze del Catalogo ministeriale per una maggiore trasparenza;
- Riformare la fiscalità energetica per far pagare chi inquina;
- Incentivi edilizi solo per case a emissioni zero;
- Rivedere gli oneri di sistema inserendoli nella fiscalità generale;
- Allineare le politiche nazionali agli obiettivi europei di decarbonizzazione.
Seguire queste strade aiuterebbe a mettere in sicurezza il Paese e a proteggere i bilanci familiari, riducendo la dipendenza da fonti inquinanti e migliorando la qualità della vita di tutti.
Cosa sono i sussidi ambientalmente dannosi?
Sono aiuti economici pubblici che sostengono attività o settori ad alto impatto ambientale, come l’estrazione e l’uso di combustibili fossili, rallentando la transizione verso energie pulite.
Perché continuano a crescere nonostante la crisi climatica?
Una parte delle spese è legata a vecchi meccanismi e interessi economici, mentre la trasparenza e il controllo delle risorse sono ancora insufficienti.
Come possono i cittadini influire su questa situazione?
Essere informati sui sussidi, sostenere politiche di energia pulita, e partecipare al dibattito pubblico per richiedere una gestione più responsabile e trasparente dei fondi pubblici.
Quali sono i settori più impattati dai sussidi dannosi?
Energia, edilizia, trasporti e agricoltura sono i settori maggiormente interessati da queste sovvenzioni che favoriscono attività inquinanti.
Cosa prevede il piano di Legambiente per il 2030?
Prevede l’eliminazione progressiva dei sussidi dannosi, la rimodulazione delle risorse verso energie rinnovabili, welfare e ricerca, migliorando la trasparenza e l’efficienza del sistema.